Autore: Dream Theater
Titolo Album: The Astonishing
Anno: 2016


Valutazione: 2/6

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Dream Theater | The Astonishing (2016)

Negli ultimi anni i DT sono stati un treno lanciato a folle velocità capace di andare in una sola direzione. Il 2016 è l'anno del clamoroso deragliamento.

23 Responses

    • Valerio D'Onofrio ha detto:

      Incredibile, ormai c’è solo marketing

      • Sederico Fallini ha detto:

        Il link del commento di B.Fulci ha avuto un effetto duplice su di me: il primo, quello di scatenarmi una dissenteria fulminante; il secondo, quello di perdere l’aplomb che mi caratterizza, come dimostro di seguito. I dream theater sono monnezza, e lo sono sempre stati, pure quando ci scassavano i coioni con le marmellate, le metropoli e i cambi di stagione; la verità è che tutto questo filone musicale, nato dalle ceneri di quel machismo frocione coi peli cotonati degli anni 80, è oggettivamente musica di merda, e non cambia nemmeno se la suoni a velocità supersonica.
        Molto meglio ascoltare Biagio Antonacci o Laura Pausini, che risultano molto meno artificiali e non devono inventarsi arzigogoli falso-intellettualoidi per abbindolare il proprio pubblico.
        In realtà, ad essere franchi, ogni moda (non solo musicale) svela col passare inesorabile degli anni di essere quello che è: una moda, una operazione di marketing. Nemmeno il prog anni 70 si salva da questo, così come il rockabilly o la musica delle suonerie degli immigrati mussulmani. Il concetto è lo stesso: la musica serve a far mangiare chi la fa. Non c’è niente male in questo, ma secondo me il prog e la musica che vuole essere percepita come “alta” ha l’ipocrisia di voler nascondere questo.

  1. rampivo ha detto:

    regressive music………………….mi viene il magone a pensare a sto cesso di opera vomitata dal mio gruppo preferito o quasi,non so perchè quando ho comprato il biglietto per il 17 marzo ero convinto nella rinascita …….invece un triste compitino di soli(?) 130 minuti,gia aspetto il prossimo ma se come sembra questo prodotto avrà successo temo la perdita(per i miei gusti)definitiva del gruppo.Amen

  2. Matteo ha detto:

    Confermo in pieno la linea della recensione. L’album è effettivamente mediocre rispetto agli standard della band e qualunque vero e onesto appassionato dei Dream Theater lo sa (e lo ammette). La mancanza di creatività compositiva è palese. Giudicarlo mediocre, infatti, vuol dire anche e soprattutto essere consapevoli che i Dream Theater hanno tutte le potenzialità per fare decisamente di meglio, come hanno ben dimostrato in passato. Gran bel sito, il vostro. Continuate così, ragazzi!

    • Valerio D'Onofrio ha detto:

      Grazie Matteo!

    • Sederico Fallini ha detto:

      Sostengo per solidarietà la tua ottimistica, quasi religiosa speranza che qualcosa di buono possa uscire da questi tredicenni intrappolati in corpi di quasi cinquantenni; personalmente l’immagine con i “personaggi” dell’album mi ha generato un senso di sconforto e di pessimismo non solo nei confronti di questi cinque tristi clown della musica, ma del genere umano stesso.

      L’ascolto dell’album è stato ancora più straziante. Pensare che uno di 50 anni sia ancora così coglione e si esalti a decidere la barbetta, la capigliatura e il nome del Greater Northern American Empire nel disperato tentativo di parruccare una musica stanca che ha fatto il suo tempo, e soprattutto che ci sia gente che pensi che questa sia musica “superiore” (a cosa?), mi convince a tifare sempre di più per gli insetti nella guerra per la sopravvivenza.

  3. Sederico Fallini ha detto:

    Sempre la stessa pippa, da almeno 20 anni. Come tanta altra produzione “artistica” fasulla, anche i DT li paragono alle merendine dell’Eurospin: ti attirano coi colori e i sapori ipersaturati, ma sono, in sostanza, cacca velenosa. Qualcuno ha menzionato a ragione gli 883; per i più aritmeticamente inclini, 883 + presunzione = dream theater

  4. B. Fulci ha detto:

    l’autore dell’articolo ha descritto fedelmente il sottobosco del fan medio dei dream theater: i giochi di ruolo, le spugnettature coi videogiochi, magari il mondo dei cosplay, e sicuramente la stessa provincia che faceva da sfondo alla saga tardo-adolescenziale degli 883; i dream theater sono figli di quella stessa immensa provincia desolata fuori dall’Europa, fra un giorno in cui si marina la scuola e le cocenti delusioni amorose soffocate in cameretta a strimpellare con la chitarra

  5. Andrea B. ha detto:

    Caro Valerio, un consiglio.
    Lassa perde.
    Tanta arroganza ed ignoranza mischiate in così poche parole meritano solo un pacca sulla spalla, una pillolina, e la sperenza che la nanna ti faccia svegliare dai tuoi deliri.
    Con affetto
    A.

    PS Aspettiamo con ansia il tuo capolavoro musicale, fenomeno.

    • Valerio D'Onofrio ha detto:

      Apprezzo molto l’ironia della pillolina

    • Sederico Fallini ha detto:

      la tua efficacissima argomentazione ad personam, a sostegno della recente deiezione dei Dream Theater, ha un sapore tipicamente laziale.

      • Sederico Fallini ha detto:

        (mi riferisco ad Andrea B.)

      • B. Fulci ha detto:

        Il dramma dei Dream Theater, che si riflette anche tra lo zoccolo duro dei loro fan, è il loro isolamento solipsistico, nel quale indugiano, fieri dei loro scialbi e inconsistenti riferimenti culturali. Questo loro ultimo album “ispirato” da una saga fantascientifica distopica trita e ritrita – ma come, i grandi del prog metal, che ci raccontano una storiella che avrebbe fatto sbadigliare in quanto a banalità e mancanza di originalità già negli anni ’50? Questi farebbero bene a comprarsi un biglietto aereo, allontanarsi da quella specie di Axa-Casalpalocco formato XL che è Boston, Massachusetts, e farsi un giro per il mondo. Almeno qualche idea verrebbe loro in mente. Anche se temo che i loro palesi limiti culturali li imprigionerebbero nello stilema del turista ammerregano medio che si interfaccia con le altre persone fuori dagli USA esclusivamente con i vari orifizi del proprio corpo, pretendendo che ovunque si mangi Merdonals o Purger King, e che si inalbera se gli altri non parlano la sua lingua.

        • Sederico Fallini ha detto:

          Caro amico, ci hanno provato a lasciare CasalPalocco [MA], e ti mostro il risultato. Nel 2009 hanno secreto una canzone che si chiama Count of Tuscany che è la solita monnezza che pare dei Rush, di cui sono gli eredi nello scialbo.

          (da http://www.portalgotico.com/2009/06/entrevista-john-petrucci-dos-dream.html):

          “””
          PG – Can you tell us something about the Count of Tuscany?

          Petrucci – Yeah, that’s another example of a story that I shared, you know, something that happened to me that I would tell my friends and family but I never really wrote about it. Yeah, it’s sort of hard to follow the story but it’s basically a few years ago when Dream Theater were playing in Florence or something and there was my friend who is my guitar tech, he’s also wine importer, so he wanted to visit a winery in Tuscany, so he asked me if I wanted to come along. So, yeah, the guy who owned the winery is a count, he wasn´t the count of Tuscany, he is a count of something, anyway he brought us to this winery, it was a very old castle in the hills of Italy, it was very bizarre, you know just really weird stories the guy told, you know, like a mummified saint and a chapel, very strange and weird, I thought it would be great to tell that story, probably make a movie of it!
          “””

          Io spero che quel film esca veramente.

  6. Dario ha detto:

    Cosa non farebbero siti di second’ordine per ricavare qualche visita in più…

  7. asd ha detto:

    MEDIOCRE? TE STAI MALE!!!

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